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Privacy telefono: quali rischi si corrono?

Quanto è importante tutelare la privacy telefono?

Abituati all’utilizzo costante e quotidiano, potremmo dire indispensabile, ci soffermiamo troppo poco su quelli che sono i rischi a cui corre incontro la privacy telefono di ognuno di noi.

La protezione dei dati personali sui dispositivi mobili, che siano smartphone, tablet o personal computer, è fondamentale, ma se ne parla davvero poco.

In materia, di recente adozione è il GDPR o General Data Protection Regulation, ossia il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati adottato dall’Unione Europea con regolamento n. 2016/679.

Attraverso tale regolamento, l’Unione Europea ha inteso disciplinare la materia del trattamento dei dati personali e della privacy.

A seguito dell’adozione del regolamento UE, è stato imposta l’adozione di misure a tutela e a protezione dei dati personali.

Troppo spesso ancora, però, le aziende non trattano i dati in modo adeguato e si limitano ad una protezione superficiale, anche per quanto riguarda i dispositivi mobili dati ai propri dipendenti.

Ancora più a rischio sono i liberi professionisti che si servono del medesimo dispositivo mobile sia a scopo personale che per uso dedicato alla propria attività.

Queste circostanza portano ad esporre la propria attività e la propria vita personale privata a continui rischi di violazione.

A questo punto, non è allora sbagliato affermare che i propri dati personali hanno bisogno di maggiore protezione, a maggior ragione se si considera che questi troppo spesso sono contenuti in dispositivi mobili che portiamo con noi ogni giorno, con i quali svolgiamo il 90% delle nostre attività personali e professionali e che spesso utilizziamo in connessione con reti Wi-Fi non sempre sicure fino in fondo.

Può sembrare esagerato parlare di una mole di attività svolte attraverso i dispositivi mobili tanto significativa, eppure basti pensare a come i semplici cellulari siano ormai smartphone e che la loro iniziale unica funzione di chiamata è ormai solo una delle tante altre funzioni che svolgono questi dispositivi.

Rischi per la privacy telefono

Il cellulare non è più solo uno strumento per chiamare: gli smartphone si è sviluppato ed è stato implementato per diventare sempre di più uno strumento di lavoro a tutti gli effetti, uno strumento per lo scambio di informazioni e capace di contenere al suo interno una quantità incredibile di dati e di applicazioni necessari per l’attività professionale e/o aziendale.

Molte aziende, infatti, dotano i propri dipendenti di dispositivi aziendali, che siano personal computer, tablet o smartphone, perché siano utilizzati per scambiare informazioni riservate e dati sensibili, come foto personali, certificati medici e informazioni sullo stato di salute dei dipendenti, dati relativi a clienti e a pratiche in corso con questi, documenti personali, informazioni riservate.

Grazie a questo loro impiego, i cellulari sono strumenti cruciali e delicati, ma che, nonostante tale funzione, sono spesso tenuti al margine nella questione di protezione della privacy.

I dati sui cellulari sono soggetti al rischio di attacchi attraverso una serie di strumenti, tra i quali malware, phishing, attacchi hacker.

Ciò è estremamente rischioso per le aziende: anzi, ognuna di esse dovrebbe dotarsi di una politica privacy telefono che sia efficace e comprensiva anche della globalità dei dispositivi mobili di cui si servono per la propria attività, ne abbiamo già parlato nei consigli per le PMI in ambito di sicurezza informatica. Quella della privacy telefono e del rischio dei dispositivi mobili nell’ambito del trattamento dei dati personali di dipendenti e clienti dovrebbe essere un’autonoma voce della valutazione d’impatto di un’azienda.

Lo scambio di informazioni e di dati avviene sempre più spesso tramite servizi di messaggistica istantanea come Telegram, WhatsApp, Messenger o altri servizi mail direttamente dai cellulari.

Misure preventive

La sicurezza di un cellulare inizia già dal momento dell’accesso: ogni dispositivo mobile permette di utilizzare codici di protezione, quali PIN o password.

Introdurre un sistema di doppio riconoscimento al momento dell’accesso permette di bloccare ed evitare l’utilizzo del cellulare da parte di soggetti sconosciuti: proprio di recente, da settembre 2019, la direttiva P2D2 ha richiesto come obbligatoria l’autenticazione in due fattori per i pagamenti online.

Inoltre, potete attivare le impostazione per la geolocalizzazione del vostro dispositivo, così da poter risalire alla sua posizione in caso di furto o di smarrimento: è una funzione disponibile sui cellulari e sui dispositivi sia Android che su quelli Apple.

In questo modo, potete bloccare l’accesso al dispositivo anche a distanza, così da impedire a chi ne sia entrato in possesso di utilizzarlo.

Un’altra accortezza può essere quella di rimuovere le notifiche che arrivano sul cellulare e sui dispositivi mobili, così da evitare che venga data anteprima di informazioni riservate, impostando le notifiche silenziose sull’icona.

Conservazione tabulati telefonici

In materia di privacy telefono, è importante sapere che l’utilizzo di un servizio di comunicazione elettronica lascia dietro di sé delle tracce digitali che costituiscono il digital footprint di un soggetto.

Oltre alle informazioni legate alle comunicazioni telematiche, ognuno lascia informazioni legate anche alle comunicazioni telefoniche, come i numeri e contatti chiamati, la posizione in cui si era quando è stata effettuata la comunicazione, magari anche il contenuto della comunicazione stessa.

Queste informazioni vengono registrate in modo da essere fruibili da soggetti a ciò legittimati dalla legge, quali l’Autorità Giudiziaria e la Polizia giudiziaria.

Nella versione del codice privacy aggiornata dal GDPR, l’art. 132 prevede che il fornitore di servizi di comunicazioni elettroniche debba prevedere un trattamento dei dati finalizzato all’accertamento e alla repressione dei reati.

Il codice privacy prevede che i tabulati telefonici di traffico storico siano prodotti dal fornitore del servizio, il service provider; il codice delle telecomunicazioni all’art. 96 obbliga gli operatori di comunicazioni elettroniche ad ottemperare agli obblighi nei confronti dell’autorità giudiziaria: in sostanza, il fornitore del servizio deve tenere traccia delle connessioni a internet, l’operatore telefonico mobile deve conservare le chiamate in entrate e in uscita dei propri utenti e il service provider deve conservare i riferimenti delle comunicazioni degli utenti a cui presta il servizio.

Tempi di conservazione dei dati

La data retention, o conservazione dei dati, avviene presso gli operatori di telecomunicazioni.

A seguito delle diverse modifiche che si sono succedute nel tempo in campo sia comunitario che nazionale, ad oggi, l’art. 132 del codice privacy prevede una disciplina ben precisa in merito alla conservazione dei dati di traffico per finalità di accertamento e repressione dei reati.

Infatti, è previsto che:

  • i dati del traffico telefonico debbano essere conservati per 24 mesi dalla data di comunicazione;
  • i dati del traffico telematico debbano essere conservati per 12 mesi dalla data di comunicazione;
  • i dati delle chiamate senza risposta debbano essere conservati per 30 giorni dalla data di comunicazione.

Tuttavia, la legge 167/2017 all’art. 24 prevede che la conservazione dei dati si estenda a 72 mesi per i reati indicati, ossia i delitti consumati o tentati con finalità di terrorismo e per i reati previsti dall’art. 407 cpp co 2, lettera a).

Per questo motivo, non potendo sapere in anticipo per quali finalità possano essere richiesti in seguito i dati, il periodo di conservazione si estende a 72 mesi per tutti gli utenti.

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