I rischi del deep web

Deep web: cosa è, come funziona e cosa si rischia

In un mondo sempre più internet-dipendente, sarà sicuramente successo di sentir parlare di deep web.

Forse, vi siete trovati a parlarne con chi non ne capisce realmente o con chi non sa neanche quale sia la differenza tra deep web e dark web o che magari non è nemmeno a conoscenza del fatto che esista una differenza tra questi due.

La differenza tra deep web e dark web

Di solito, quando si pensa al deep web, si immagina un luogo virtuale in cui è possibile svolgere attività e azioni in modo del tutto anonimo e impunito, un po’ come se si fosse in un film di azione e spionaggio.

La verità è che si tratta semplicemente di una parte del web non indicizzata, con regole diverse e rischi ulteriori rispetto al web classico, ma che non sempre richiede strumenti appositi per navigare al suo interno.

Procediamo con ordine, però, e capiamo meglio di cosa stiamo parlando, perché i dubbi sono tanti e di cose da chiarire ce ne sono ancora di più.

Ecco, allora, che ci siamo inventati una mini-guida sul deep web, con l’obiettivo di rendere la nostra spiezione quanto più esaustiva ed accurata possibile, chiarendo di cosa si tratta, come vi si accede e quali sono le sue caratteristiche.

Deep web cos’è

Prima di tutto, volendo italianizzare il termine, si parla di “web sommerso” o “web profondo” per intendere quel insieme di risorse informative presenti nel World Wide Web o www non indicizzate dai normali motori di ricerca.

Di solito, per rendere più immediata l’idea della struttura del web e, soprattutto, del quantitativo di dati presenti nel deep web, si utilizza l’immagine di un iceberg: in questo, la parte scoperta fuori dall’acqua corrisponde alle pagine web indicizzate dai motori di ricerca ed è conosciuta come surface web, mentre la parte più consistente si rivela essere quella sotto la superficie del mare, sommersa appunto, e corrisponde al deep web.

Nel 2000, Bright Planet ha stimato che il web è composto da più di 18 milioni di GB e da 550 miliardi di documenti, ma di questi solo 2 miliardi sono indicizzati da Google, in pratica meno dell’1%, per intenderci. A ciò, basta aggiungere il fatto che non vi sono metriche e tecnologie per misurare quanto effettivamente ampio sia il web sommerso e diventa subito evidente come si tratti di un fenomeno di portata davvero significativa.

Ognuno di noi è abituato a collegare internet ai motori di ricerca, come Google o Firefox, tuttavia non si tratta della stessa cosa, in quanto questi ultimi sono dei programmi che esaminano la rete per ricercarvi documenti, siti web, pagine e piattaforme e organizzando questi risultati all’interno di banche dati, che si trovano in server fisici.

Sappiamo tutti che, quando si effettua una ricerca su Google o Firefox, i risultati proposti da questi sono solo una piccola parte del web, del quale molte aree non vengono neanche analizzate da questi browser, perché le ritengono non attinenti o poco sicure o perché hanno protocolli diversi rispetto a quelli adottati a livello internazionale.

Questa parte di informazioni e contenuti della rete che restano invisibili in quanto non indicizzati costituiscono il deep web.

Composizione

La mole incredibilmente vasta di contenuti, documenti e informazioni presenti sul web sommerso sono divisibili in precise categorie, quali:

  • contenuti dinamici, ossia quelle pagine web dinamiche il cui contenuto è generato al momento dal server e che sono richiamabili solo compilando un form o come risposta ad una particolare richiesta;
  • pagine non collegate, ossia quelle pagine web non collegate ad altre: se l’accesso non viene impedito attraverso impostazioni di sicurezza, il motore di ricerca indicizza la parent directory del sito, che contiene le pagine visibili e tutto ciò che è caricato nel server ospitante;
  • pagine ad accesso ristretto, cioè quei siti che chiedono una registrazione o limitano l’accesso alle proprie pagine, così che i motori di ricerca non possano accedervi;
  • script, quindi pagine raggiungibili solo tramite link in JavaScript o Flash, che richiedono procedure d’accesso particolari;
  • contenuti non testuali, quali file multimediali, documenti in linguaggio non HTML, archivi Usenet, non collegati a tag testuali; alcuni motori di ricerca, come Google ad esempio, però, sono in grado di rintracciare file del genere;
  • contenuti illegali estromessi dai normali motori di ricerca, come siti pedopornografici, snuff, commercio e produzione di droghe, commercio e produzione illegali di armi, siti sottoposti a censura governativa, siti warez e malware;
  • software speciali, come Tor, I2P o altri darknet software, che consentono l’accesso a contenuti nascosti intenzionalmente ad internet e accessibili solo tramite software appositi.

Come accedere

Se per navigare su internet è sufficiente ricorrere a browser quali Google, Safari o Firefox, tale situazione non vale per il deep web, soprattutto quando si entra nei meandri di quello che è il dark web.

In questo caso, infatti, i browser non funzionano, per cui è necessario installare sul PC o sul dispositivo mobile un programma specifico.

Di sicuro, il browser più utilizzato nel web sommerso, in particolare nel dark web, è Tor, il cui acronimo sta per The Onion Router e che non è altro che una versione modificata del software Firefox.

Tor è un programma attraverso il quale è possibile visitare il web sommerso e nascondere i propri dati durante la navigazione, in particolare l’indirizzo IP del PC, così da navigare in modo anonimo.

Tor, però, non è sufficiente per mettersi a riparo dai rischi che si corrono in questa zona oscura di internet: infatti, si tratta di un sottobosco popolato da truffatori, società nascoste, criminali, hacker esperti, che mirano a raggirare gli utenti più inesperti con azioni illecite, quali phishing di dati bancari, duplicazione di identità digitali e furto di informazioni sensibili.

Deep e dark web: qual è la differenza

Molto spesso, i due termini vengono confusi e utilizzati come sinonimi, tuttavia, tornando all’immagine dell’iceberg, deep e dark web si collocano in posizioni del tutto diverse proprio perché non sono per niente la stessa cosa.

Come già accennato, il deep web è la parte di World Wide Web non indicizzata dai comuni motori di ricerca e in questo rientrano nuovi siti non ancora indicizzati, pagine web di contenuto dinamico, siti privati aziendali e web software.

Il dark web, invece, è un sottoinsieme del deep web, al quale non si può accedere attraverso una semplice connessione, ma che richiede l’utilizzo di software particolari, in quanto i suoi contenuti si trovano su reti sovrapposte ad internet, conosciute con il nome di darknet.

Tra le darknet più comuni, lo ricordiamo, vi sono Tor, I2P e Freenet e ad esse è possibile accedere tramite specifici software che fanno da collegamento tra internet e la darknet.

Il punto di accesso più noto è sempre Tor, che fornisce accesso alla rete Tor, garantisce all’utente l’anonimato e gli permette di navigare in anonimato anche sul World Wide Web.

All’interno di questo esistono normali siti web, ma anche portali legati ad attività illecite ed illegali, che si occupano di commercio elettronico di attività criminali, come il traffico di droga, la condivisione di immagini pedopornografiche, la vendita di armi, azioni di hacking internazionale.

Un esempio fu proprio il portale Silk Road, un sito della rete Tor, chiuso dall’FBI nel 2013 e che consisteva in un vero e proprio marketplace per la vendita di droghe illegali.

Lo ricordiamo, il deep web e il dark web non sono luoghi in cui girovagare da sprovveduti, è importante sapere come muoversi e come evitare eventuali trappole.

Proprio per questo motivo, per entrare in questa zona del web è necessario prestare attenzione e cautela: se volete curiosare in giro, vi consigliamo di farlo facendovi affiancare da qualcuno competente in materia o di evitare contatti con gli altri utenti.

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