Le app anti intercettazioni

App anti intercettazioni: crittografia in Svizzera e nell’UE

Avete letto in giro di app anti intercettazioni?

Se la risposta è sì, sappiate che queste app anti intercettazioni funzionano in modo molto più efficace quando si parla di app la cui società di gestione ha la propria sede legale in Svizzera, piuttosto che in un altro paese europeo.

Sappiamo che la materia delle intercettazioni è delicata, in quanto, nel disciplinare a monte la fattispecie, il legislatore deve bilanciare due interessi fondamentali per uno Stato di diritto, quali il diritto alla privacy e l’esigenza a procedere ad eventuali indagini che possano interessare comunicazioni scambiate tra soggetti indagati.

In cosa consistono, dunque, le app anti intercettazioni, come si inseriscono in questo contesto e per quale motivo la decriptazione avviene in modo diverso in Svizzera rispetto a paesi come l’Italia, la Francia o la Germania?

App anti intercettazioni

Quando si parla di app anti-intercettazione, si intende riferirsi a quella tipologia di app che, attraverso un sistema di cifratura, tutela le conversazioni e lo scambio di comunicazioni tra i propri utenti da interferenze esterne e da eventuali intercettazioni.

Un esempio di software anti intercettazione simili e di app per intercettare chiamate e comunicazioni è dato da applicazioni come Crypty Talk SignalWire e Threema.

Crypty Talk, anzi, è particolarmente amata da coloro che vogliano sottrarre le proprie conversazioni alle intercettazioni, in quanto i suoi server hanno sede in Svizzera, che ha leggi relative alla privacy molto più restrittive e meno permissive rispetto ad altri paesi dell’Unione Europea, in quanto permette di mantenere una maggiore riservatezza sull’identità dei suoi utenti.

Ma cosa si intende quando si dice che la Svizzera ha leggi sulla privacy più restrittive che nel resto dell’UE?

Per capirlo meglio, può giovare un paragone, risalente all’ultimo mese, tra il comportamento dell’ordinamento svizzero e quello della Confederazione tedesca, quest’ultima affine alla disciplina vigente in Italia.

Situazione in Svizzera

Per quanto riguarda l’attuale situazione in Svizzera, è di pochi giorni fa la notizia che la Confederazione svizzera non intende obbligare WhatsApp e altri fornitori di servizi di messaggistica istantanea a rendere accessibili i dati da parte dell’autorità giudiziaria.

A prendere tale posizione è stato il Consiglio federale svizzero: in risposta all’interpellanza del consigliere agli Stati Josef Dittli, questo ha dichiarato di non voler vietare, quindi in sostanza di ammettere, un sistema di cifratura end-to-end.

A sostegno della propria tesi, il senatore aveva riportato che il parere e la posizione del ministro dell’interno tedesco, il quale era invece sostenitore della tesi per cui dovesse permettersi all’autorità giudiziaria e di sicurezza di accedere a chat, comunicazioni e telefonate crittografate con il classico sistema standard di crittografia end-to-end.

In questo modo, attraverso un ordine del giudice, si obbligherebbero i servizi di messaggistica, come WhatsApp, Threema e Telegram appunto, a registrare e conservare le comunicazioni dei propri utenti e di inviarle all’autorità giudiziaria che ne faccia richiesta e in forma non crittografata.

È risaputo che la crittografia end-to-end è uno degli strumenti migliori e più affidabili per proteggere le comunicazioni digitali da eventuali intercettazioni.

Questa impedisce che criminali, ma anche polizia e servizi segreti, possano decodificare e intercettare le comunicazioni tra più soggetti.

La Confederazione elvetica ha motivato la sua posizione, inoltre, ritenendo che i sistemi a disposizione delle autorità siano già sufficienti per il perseguimento penale, tanto da non considerare necessario obbligare i fornitori dei servizi di messaggistica istantanea a dare loro accesso ai dati e alle comunicazioni degli utenti scambiate sulla propria piattaforma.

Un esempio di metodi alternativi di indagine nel campo digitale e delle comunicazioni sarebbe il ricorso a programmi informatici speciali, attraverso i quali è possibile inserire un programma apposito nel dispositivo da sottoporre a controllo e sorveglianza.

Anche in questo modo si avrebbe accesso, in forma non crittografata, ai dati di questi servizi di messaggeria dotati di crittografia end-to-end.

A ciò si aggiunge anche la possibilità, attraverso agli strumenti messi a disposizione dall’informatica forense, di estrarre i suddetti dati direttamente dai dispositivi che siano stati sottoposti a sequestro: infatti, nei casi previsti dalla legge, le autorità di sicurezza possono avere accesso alle comunicazioni cifrate delle applicazioni.

Situazione in Germania

Di parere contrario è, invece, la Germania per la quale, proprio per le sue caratteristiche, il sistema di crittografia end-to-end rappresenta un vero e proprio rischio per la sicurezza.

Infatti, questi social sono utilizzati molto spesso come canale di comunicazione dalla criminalità organizzata, da trafficanti e spacciatori e dallo spionaggio.

In questo modo, però, tali soggetti non sono rintracciabili, non è possibile risalire alla loro identità e, di conseguenza, non è possibile neanche perseguirli per i loro crimini.

Proprio per questo motivo, in Germania, così come anche in Italia e contrariamente a quanto avviene in Svizzera, i dati e le comunicazioni delle applicazioni di messaggistica istantanea sono state rese fruibili dall’autorità giudiziaria che ne faccia richiesta per motivi di indagine.

Tale scelta è dovuta al fatto che il Consiglio federale tedesco si è dichiarato perfettamente consapevole dei rischi e dei problemi che le tecnologie di crittografia rappresentano per lo svolgimento delle indagini e per il corretto perseguimento dei reati.

Ciò va a rinforzare il sistema di sicurezza interna.

Infatti, il Consiglio federale ha ritenuto che il sistema di crittografia end-to-end adottato dalle applicazioni di comunicazioni limiti troppo i poteri e il raggio di azione delle autorità investigative e di quelle giudiziarie.

Queste dovrebbero avere, invece, pieno accesso a determinate informazioni per sorvegliare e utilizzare i dati nell’ambito dei propri compiti legali.

In questo modo, vengono agevolate le indagini, la sorveglianza e l’acquisizione delle prove.

Conclusioni

Come è facile intuire dal paragone tra il sistema svizzero e quello tedesco e italiano, la materia è complessa e delicata.

In definitiva e come già detto, si tratta di bilanciare la tutela della privacy degli utenti con l’esigenza di garantire il corretto ed effettivo perseguimento dei reati, fornendo alle autorità giudiziaria gli strumenti necessari.

Di certo, non è sbagliato ritenere, come nel caso svizzero, che tali autorità abbiano già i propri strumenti adatti allo scopo, anche a prescindere dall’accesso diretto dato ai dati sulle app.

Tuttavia, secondo noi, si tratta di una scelta ben precisa, che mira ad incoraggiare le società che gestiscono applicazioni di messaggistica istantanea che hanno a cuore la privacy dei loro utenti a stanziare sul suolo svizzero la propria sede legale.

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